Frà Luca Pacioli
Frà Luca Pacioli
Tratto dal sito www.augurale.it/storia a cura di Carlo Mola Il ragioniere amico di Leonardo Luca Pacioli, di cui è ricorso nel 1994 la pubblicazione, cinquecento anni orsono, ed esattamente il 10 novembre 1494, presso l'editore Paganino dei Paganini, de la uno dei libri più importanti del Pacioli e che l'autore dedicò al Duca Guidobaldo d'Urbino.
Nasce a Borgo San Sepolcro, verso il 1445, perciò è uno fra i primi studiosi italiani ad avere a disposizione quel grande strumento ideato da Joahn Gütenberg e dai suoi collaboratori: la stampa. Il Pacioli manda alla stampa i suoi libri e lo possiamo senz'altro definire come uno dei primi utilizzatori del mezzo per diffondere il pensiero matematico. Non solo, ma nel volume del 1497, il Pacioli, che trae lo spunto ed utilizza il di Piero della Francesca, un trattato sulla misurazione dei poligoni regolari, sulla sfera, e sui poliedri inscritti nella sfera e nelle figure solide, divulga in modo mirabile quelle figure. La stampa acquisisce così anche un significato estetico di qualità. Certamente il Pacioli avrà potuto studiare la traduzione latina degli di Euclide che era uscita a Venezia nel 1482. Egli aveva studiato da ragazzo presso una scuola d'abaco, ne fa testo una sua scrittura . Cosa erano le scuole d'abaco? Fiorite verso la fine del 1200, erano concepite per apprendere i metodi di calcolo che la numerazione araba introdotta in Europa, aveva fatto adottare. Tutti i grandi centri commerciali, d'Italia e d'Europa, aprivano scuole d'abaco che servivano per rendere i giovani svelti nei calcoli. Ecco da qui nascere anche il concetto e la diffusione di una matematica applicata. Di una matematica applicata ai commerci. Probabilmente Luca primeggiò in una di queste scuole e fu assunto per questo dal ricco mercante veneziano Rompiasi, alla Giudecca. Ma egli aveva raggiunto Venezia per poter frequentare la Scuola di Rialto, dove insegnava Domenico Bragadin (Bragadino, Bragadenus, Domenicus de Venetiis); forse Luca era come si usava in quella scuola sin dai tempi di Paolo della Pergola. Il Bragadin informa tutto il suo insegnamento verso la logica. Ma certo qui la matematica veniva studiata per l'approfondimento di altre discipline, quelle dell'astronomia, dell'astrologia e della medicina con lo studio della di Sacrobosco ed ancora . Da qui comincia quel suo errare tipico degli uomini dell'Umanesimo che vedono nella matematica e nella geometria una delle proporzioni perfette per avvicinarsi a Dio. Da qui il suo essere anche frate con il saio del più povero, del poverello di Assisi e farsi chiamare Fra Luca di Borgo. Ancora la scienza in questo periodo non si è messa in competizione con la trascendenza, con il mistero, e la tecnica con l'arte. L'uomo non è in crisi, ma in crescita. Tutto concorre ad approfondire il mistero della natura ed il mistero di Dio. Fra Luca Pacioli comincia così un intenso spostamento da una città all'altra, da un luogo ad un altro, in contatto con le università delle città colte italiane e con le corti del Rinascimento: Urbino, Firenze, Milano, Napoli, Roma sono delle tappe fondamentali nella costruzione di quello che sarà il suo pensiero e la sua opera di grande divulgatore. E con Milano, l'incontro con Leonardo. Con Leonardo studiò ed insegnò matematica. Ma sempre portava nel cuore quei concetti di una visione animistica ed unitaria dell'universo che lo avevano entusiasmato da giovane, studiando Marsilio Ficino, e che entusiasmarono anche un altro grande del tempo: Pico della Mirandola. Con Leonardo poi coltiverà il carattere indispensabile della matematica e della geometria nella creazione dell'arte. Così il cerchio del contatto con i grandi lo potremmo concludere qui citando i suoi rapporti con Dürer, il suo intendere l'insegnamento di un altro maestro di cui ricorre il centenario: Leon Battista Alberti ed ancora il suo misterioso rapporto con un suo conterraneo forse il rapporto più estremamente teso e completo, più ancora di quello con Leonardo. Il suo dialogo con Piero della Francesca.Ma torniamo ancora un poco al 1200 ed alla matematica introdotta da Leonardo Fibonacci (Leonardo Pisano). Il Fibonacci ci portò quella meraviglia di numerazione con il valore posizionale dello zero (ideato dagli Indiani e trasmesso dagli Arabi) che ci permette tutta la evoluzione della nostra matematica e dei nostri calcoli. Anche oggi il calcolo binario, pur non accettando il sistema a base dieci, con le stupende anticipazioni di Pascal e soprattutto di Leibniz si basa sul valore posizionale dello zero e perciò non si discosta dalle concezioni indiane. Da questo lontano libro di Leonardo Pisano derivano le istruzioni della di Luca Pacioli. Nel Pacioli è impellente anche la diffusione delle conquiste dell'algebra. Spesso in questo ed in altri casi Fra Luca verrà accusato di plagio, persino dal Vasari, per un'altra occasione di cui parleremo. Ma dobbiamo subito affermare che sia per certi studi algebrici, sia per il famoso trattato si può serenamente dire che l'uso del tempo permetteva disinvolte trasposizioni di testi di altri. Era un modo come un altro per discutere e trasmettere scienza e conoscenza. Oggi sarebbe veramente insopportabile, oltre che disonesto. Ciò che più ci interessa della vastissima opera del Pacioli è dove effettivamente il maestro fa tesoro di tutte le conoscenze del tempo per fornirci un sistema di contabilità doppia.Altri libri di contabilità circolavano, ma qui siamo di fronte ad una vera e propria opera di larga divulgazione. Da una semplice contabilità, di ditta individuale, si passa ad una contabilità di società, dove l'oggetto della analisi diventa il patrimonio ed il suo divenire per effetto della gestione; tutto questo fatto con la tecnica delle registrazioni sistematiche e cronologiche e con la corrispondenza fra dare e avere. E col concetto che il totale del dare deve essere uguale all'avere in ogni momento. Da qui l'assoluta novità del capitolo del libro che tratta di questi argomenti


