Cesare Vivante
Cesare Vivante: "Per un codice unico delle obbligazioni" Nel 1888, Cesare Vivante invitò ad una riforma del Codice del commercio,
partendo da una riflessione sulla necessità o meno che il diritto commerciale e il diritto civile rimanessero ancora separati. Tale distinzione, ignota al mondo romano e nata dalla giusta necessità di tutela delle corporazioni mercantili forse era giunto il momento venisse meno:”in un codice unico gli opposti interessi dei commercianti e degli altri cittadini sarebbero stati regolati spontaneamente con proporzioni più eque e (…) i principi tradizionali del diritto comune avrebbero resistito alle soperchierie degli speculatori”. Questo intento unificatore si sarebbe realizzato solo nel 1942 con l’inserimento nel Codice civile della materia commerciale, ma questo discorso rimane di fondamentale importanza per la modernità che lo permea. Con una visione di profonda conoscenza del diritto Vivante parla della tendenza del diritto commerciale ad uniformarsi in tutti gli Stati a causa dell’apertura dei mercati per cui il mondo intero è divenuto un campo libero in cui si elabora un diritto uniforme. La separazione del diritto commerciale dal diritto civile costituisce, pertanto, un ostacolo alla formazione dei un diritto cosmopolita. D’altro canto il diritto procede, per una spirale saliente, alla conquista di regole sempre più larghe e precise, semplificando di continuo la somma dei suoi principi, ordinandoli in un sistema sempre più semplice e vigoroso, ove si raccolgono logicamente le infinite esperienze e le osservazioni dei secoli


